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Notiziario

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"Seconda Linea Missionaria" – Onlus

vuole essere uno strumento utile alla "Prima Linea Missionaria"

che opera nei paesi poveri del terzo mondo

Resoconto dell'attività missionaria dall'1-1 al 31-12-2005


Resoconto globale attività 2005
 

Somme inviate ai Missionari




P. Giuseppe Cortinovis - Missione di Balaka (Malawi)


Per l'adozione a distanza di bambini orfani

Euro 174.925


 

P. Joseph Kimu - Missione di Mangochi (Malawi)

 

Per l'adozione a distanza di bambini orfani

6.421

Per  costruzione scuola per la "promozione della donna"

6.946



Suore Sacramentine-Missione di Namwera (Malawi)


Per l'adozione a distanza di bambini orfani

8.580



Oltre alle quote annuali che le famiglie adottanti hanno versato per i loro bambini, volontariamente hanno voluto aggiungere altro denaro per l'acquisto in loco di generi alimentari ed altro


Complessivamente nelle varie Missioni

13.998

E per l'acquisto di 35 biciclette

2.090



P. Gianni Maggioni-Missione di Kankao (Malawi)


Per la costruzione dell'asilo per circa 100 bambini

19.310



P. Mario Pacifici-Missione di Balaka(Malawi)


Per l'alimentazione dei bambini dell'asilo S. Monika e per l'ultimazione della Maternità

3.000



P. Lorenzo Pege-Missione di  Masuku (Malawi)


Per l'acquisto di mais a causa della carestia

1.070



P. Santino Trussardi-Missione di Namandanje (Malawi)


Per l'acquisto di mais

1.000



P. Luciano Marangon-Missione di Ulongwe  (Malawi)


Per l'acquisto di mais

1.000



P. Luigi Gritti-Ufficio Diocesano di Mangochi  (Malawi)

1.000

Per l'acquisto di mais




P. Piergiorgio Gamba - Monfortmedia di Balaka (Malawi)


Per varie necessità missionarie

2.100



Parroco della Missione di Utale 2 (Malawi)


Per acquisto mais per i malati di lebbra

1.000



P. Samuel Malamulo di Mangochi (Malawi)

 

Per celebrazione S. Messe

400



P. Marangonyana - Parrocchia di Mangochi (Malawi)


Per necessità parrocchiali

Fr. Maurizio Rubini della Casa Monfortana di Balaka (Malawi)

500

Per acquisto di mais per i più poveri

1.450



P. Fanuel Masakatira - Parrocchia di Nsanama (Malawi)


Per celebrazione S. Messe

100



Suore Sacramentine -Missione di Ntcheu (Malawi)


Per acquisto mais

1.000



Suore Sacramentine-Missione di Namwera (Malawi)

1.000

Per acquisto mais




Suore Sacramentine-Missione di Ulongwe (Malawi)


Acquisto mais per i bambini dei due asili e altro

2.000



P. Giuseppe Cortinovis-Missione di Balaka   (Malawi)                                           


Necessità varie

1.000



Suore Canossiane-Missione di Nsanama (Malawi)


Acquisto mais per i due asili ed altro

2.000



Suore delle Poverelle-Missione di Kankao (Malawi)


Acquisto mais

1.000



Sig.ra Ilaria Allieri-volontaria laica-Missione di Mangochi (Malawi)


Per l'acquisto di mais per i bambini denutriti e per quelli dell'asilo

1.000



Suore delle Poverelle-Missione di Mikoke (Malawi)


Acquisto mais ed altre necessità

2.000



P Eugenio Cucchi-Missione di Balaka (Malawi) - qui di passaggio


Necessità varie

500



P. Francesco Valdameri-Missione di Kalichero (Zambia)


Necessità varie

500



Mons. Thomas Msusa-Vescovo di Zomba (Malawi)


Necessità varie

600



Dott. Carlo Spini-Medico volontario in Malawi

 

Per Adotta una mamma (escluse ulteriori somme che saranno conteggiate nel 2006)

2.485



Totale alle Missioni

261.975



Spese (postali, di banca, cancelleria, telefono ed altro) sono state complessivamente

4.950

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Una casa di accoglienza e formazione per le donne del Malawi

C'era una volta...., proprio nel mezzo di un lungo viale, appostati ai due lati della strada, due alberi nodosi sopravvissuti allo spopolamento totale di un'Africa che ha fatto terra bruciata dove una volta c'era la foresta. Qui si nascondevano i briganti che avevano buon gioco di chi si trovava a passare e gli alberi erano diventati tristemente famosi con il nome di alberi del diavolo. Questa storia sta cambiando:
All'ombra di questi alberi gli Angeli sono venuti ad abitare: un gruppo di donne sta costruendo un piccolo villaggio per permettere alle ragazze e alle donne del Malawi una vita più libera e dignitosa.
E' lungo la strada che in Malawi passa la vita. Prima che il sole nasca e fin dopo il tramonto. Sono le storie che gli alberi sentono sussurrare, nascoste dentro a tanti cuori. Cuori di donne. Speranze di ragazze. Sogni di bambine che vanno incontro alla vita. Una vita che troppo spesso le vuole già sconfitte.
La cultura africana alle donne non concede molto. Pur vivendo in uno stato di diritto, pur avendo leggi e corti giudiziarie, la cultura, l'ambiente e la povertà del paese finisce per scaricare sulla donna una serie di pesi che spesso diventano insopportabili e ne impediscono la crescita, lo sviluppo e la partecipazione.
La violenza è molteplice, culturale innanzitutto, con tradizioni che difficilmente si riescono a cambiare. Mentre il lavoro nelle piantagioni è svolto dagli uomini, tutta l'agricoltura domestica è compito dalle donne, come anche la gestione della casa e l'educazione dei figli.. La cultura africana rende le ragazze ancora giovanissime donne e mamme, sempre sotto la stretta dipendenza del villaggio; le ragazze non vengono mandate a scuola per badare ai lavori domestici e sono spinte al matrimonio anche prima dei 15 anni.
La realtà spesso è triste e ingiusta. La donna non può in molti casi possedere la terra, non ha lo stesso diritto dei fratelli e ricevere in eredità quanto lasciato dai genitori. Una donna che perde il marito non ha diritto a subentrare nell'ereditàa meno che il marito prima di morire non abbia sottoscritto un testamento. I famigliari del marito deceduto riprendono possesso della proprietà delle cose lasciando la vedova ed i figli senza più niente; e spesso la donna dovrà andare in sposa al fratello del defunto in quanto essa stessa era proprietà del marito.
A Balaka le donne hanno detto "basta" a questo tipo di vità. Basta piangere, basta con questo commiserarci a vuoto. E' finito il tempo del silenzio.
Le donne del Malawi hanno deciso di prendere in mano la loro vita da persone responsabili. Improvvisamente c'è stato un risveglio collettivo. Da una situazione di precarietà cronica è venuto un desiderio di rivincita inarrestabile. Così è nato il Gruppo delle Donne Cattoliche del Malawi. In pochi anni si è costituita l'Associazione Catholic Women Organisation e oggi conta tantissimi membri in tutto il Paese. Nel loro vestito azzurro colorano il paese e riescono a trasmettere un segnale importante. Vogliono dire a tutti che è possibile sognare un domani diverso.
La scuola ha fatto molto per restituire alle donne la coscienza del loro ruolo all'interno della famiglia, del villaggio, della società. L'analfabetismo è ancora alto ma le ragazze che hanno avuto la fortuna di imparare a decifrare l'alfabeto sono diventate grandi e hanno imparato a ricavarsi uno scampolo di libertà che non intendono barattare con nulla.
Verrà realizzato un centro a Balaka che costituirà un luogo d'incontro e di condivisione per offrire sostegno alle persone più a rischio di ingiustizie.. Sarà una struttura per la formazione delle ragazze che dia loro la possibilità di imparare un mestiere e acquisire una alfabetizzazione funzionale alla gestione di attività economiche. Allo stesso tempo permetterà iniziative che assicurano un guadagno da reinvestire nelle attività di formazione di aiuto per ragazze madri e conduzione dell'associazione stessa. Un ostello darà accoglienza alle ragazze dei villaggi che intendono frequentare la scuola e sono alla ricerca di un alloggio.
La realizzazione del centro, aperto a tutte le donne di qualsiasi religione o razza, è programmata in modo graduale in base alle donazioni ricevute che verranno tutte devolute alla messa in opera della struttura. Il sostegno di tanti amici e gruppi missionari hanno permesso di iniziare.
Per mancanza di spazio non possiamo spiegare di più, ma chi desidera informazioni maggiori, ci scriva via e-mail o postale che invieremo tutto il progetto creato dai Padri Missionari del Malawi. Vi assicuriamo che è veramente interessante. L'Associazione "Seconda Linea Missionaria",nei limiti delle sue possibilità, cercherà di dare una mano alla realizzazione di questa importante iniziativa.

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Martiri nel 2005

Sul sito di propaganda Fide, all'indirizzo www.evangelizatio.org , nella sezione "Martirologio" appare l'elenco dettagliato di tutti i missionari e le missionarie che sono stati uccisi nel 2005. Riportiamo dal sito alcuni dati per rendere noto ciò che a molti sfugge perché la morte di un testimone dell'amore fa meno notizia di tante altre baggianate, scandali e trivialità che i media ci offrono quotidianamente:
"Secondo le informazioni in nostro possesso, quest'anno sono stati uccisi 27 tra Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici, quasi il doppio rispetto al 2004. (...)
Riguardo ai luoghi dove nel 2005 sono state registrate il maggior numero di vittime, figura al primo posto l'America, che ha visto la morte violenta di 8 sacerdoti, 2 religiose e 2 religiosi. E' ancora la Colombia, con 4 sacerdoti e 1 suora uccisi, la nazione dove i conflitti sociali sono più acuti e la Chiesa paga un forte tributo al suo impegno sul fronte della riconciliazione e della giustizia sociale nel nome del Vangelo. Tra le vittime di questo lungo e sanguinoso conflitto, si contano anche due sacerdoti uccisi "per errore" dai guerriglieri colombiani. Altri due sacerdoti sono stati uccisi in Messico: operavano in zone di profondo degrado, preda della violenza e crocevia di traffici illeciti. Una religiosa impegnata nella Commissione Pastorale della terra al fianco dei lavoratori dei campi, ed altri due sacerdoti hanno trovato la morte in Brasile. Due religiosi missionari, impegnati al servizio dei poveri sono stati infine uccisi dallo stesso proiettile in Giamaica, mentre si trovavano nella loro comunità di Kingston: un altro segno del clima di insicurezza e di violenza che regna persino nella capitale.
L'Africa è stata bagnata dal sangue di 1 Vescovo, 6 sacerdoti, una religiosa e un laico. Sono stati trovati uccisi nella loro abitazione, probabilmente da malviventi in cerca di facili guadagni, o eliminati deliberatamente, con ferocia sanguinaria in Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Congo Brazzaville, Nigeria e Sudafrica. Tra loro emerge la figura del sacerdote congolese Don Francois Djikulo, ucciso selvaggiamente insieme al laico che lo accompagnava in una missione di pace, dal temibile capo ribelle Kyungu Kyungu, alias Gedeon, da cui si era recato spontaneamente per convincerlo a deporre le armi e mettere così fine al terrore cui sono soggette le popolazioni locali.
Anche il continente asiatico ha versato il suo contributo di sangue alla causa del Vangelo con 3 sacerdoti uccisi in India ed 1 in Indonesia. Dei sacerdoti indiani va ricordato il sacrificio di Don Ignazio Bara, martire della pace, ucciso mentre stava cercando di prevenire lo scontro imminente fra un gruppo tribale e un gruppo fondamentalista indù in un'area attraversata da contese di natura interetnica.
Da registrare anche i due sacerdoti uccisi in Europa: il primo a Bruxelles, impegnato nell'accoglienza agli immigrati e a tutti coloro che bussassero alla sua porta, ed il secondo in Russia, nei pressi di Mosca, dove stava ricostruendo la comunità parrocchiale."

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Incontro con il dott. Spini, responsabile del progetto "Adotta una mamma"

Lo scorso sabato 14 gennaio, di ritorno dall'Africa, il Dott. Carlo Spini, volontario in Malawi e responsabile del progetto "Adotta una mamma", si è incontrato nel salone della nostra parrocchia di S.Monica con un folto gruppo di sostenitori del progetto stesso e delle nostre iniziative in generale.
Nell'incontro, durato circa due ore, è stato proiettato un filmato sul Malawi che ha illustrato la drammatica situazione nella quale versa il piccolo stato africano, la cui popolazione è al 70% malata di Aids. Il dott. Spini ha confermato quanto illustrato nel breve documento filmato aggiungendo dati impressionanti e drammatici: la speranza di vita che solo 10 anni fa arrivava quasi a cinquant'anni (beninteso, bassa anche allora in relazione alle medie europee) è arrivata oggi a 37 anni scarsi. Il grande problema è inoltre la difficoltà nella quale versa l'economia malawaiana a causa degli effetti che sulla gente ha questa terribile malattia. Mancano le energie per dedicarsi alla raccolta ed è drammatico constatare come i campi coltivati solo qualche mese prima siano successivamente soffocati dalle erbacce a causa del progredire della malattia negli stessi uomini e nelle stesse donne che avevano coltivato i campi e che al momento della raccolta non hanno più forze sufficienti. Il Malawi oggi è un paese a rischio estinzione e se ne parla ancora troppo poco. Si parla più del rischio di estinzione dei gorilla di montagna, del panda , delle balene che sia arenano sulle coste della Florida che della popolazione del Malawi che ad oggi conta più di un milione di orfani su dodici milioni di abitanti dei quali un 30% morirà se non si interverrà in maniera massiccia ed efficace. Ad oggi sono 400 le persone in trattamento per mezzo dei finanziamenti raccolti attraverso le diverse associazioni.
Nel concludere l'incontro, ben più ricco di contenuti che trovano spazio in queste poche righe, il dott. Spini ci ha voluto ricordare il grande dramma di tante mamme che occasionalmente, in tempi di carestia e per salvare i loro bambini, sono costrette a prostituirsi, col doppio effetto di una grande umiliazione personale e della ancor maggiore diffusione del virus HIV e dell'AIDS.

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Aggiornamento sulle Adozioni a distanza

Carissimi tutti delle "Adozioni a distanza"
Con gli auguri per il nuovo anno vogliamo farvi giungere il saluto più caro dei vostri figli e figlie del Malawi.
Sono passati ormai tredici anni da quando l'adozione a distanza è iniziata a Balaka e la nostra Associazione ha affidato oltre 1.500 bambini alle vostre famiglie, a classi scolastiche ed a gruppi di ogni tipo. Abbiamo inviato pacchi, containers, abbiamo fatto acquistare centinaia di biciclette che in Malawi serve per tutto,dal trasporto di ogni genere di merce a quello degli ammalati. Abbiamo costruito scuole,asili,dispensari. Tutto grazie al vostro costante impegno,non solo economico.
Il bene fatto è incalcolabile e lasciamo che sia il Signore della Vita a misurarlo. A noi e a tutti voi resta la convinzione che stiamo salvando una generazione di orfani che non avrebbe alcun sostegno e tanto meno potrebbe pensare al domani. Tutto questo senza avere la pretesa di essere da soli in questa avventura dove anche le grandi istituzioni,come l'UNICEF, faticano a trovare una strada che ci porti fuori da questa tragedia di troppi bambini che diventano orfani. Continuiamo a lottare tutti assieme contro l'ignoranza,con l'adozione a distanza che da la possibilità ai più poveri di frequentare la scuola;contro le carestie,come abbiamo fatto quest'anno con l'invio di migliaia di euro,da molti di voi cosi generosamente offerti, per l'acquisto di granoturco;contro l'AIDS,con l'assistenza alle mamme sieropositive. Continuiamo a sostenere gli orfani perché possano crescere nel loro ambiente e studiare per almeno tutto il periodo della scuola primaria. Li metteremo cosi in condizione di poter affrontare la vita in modo autonomo e cosciente.
Presso la sede delle Adozioni di Balaka per tutto il 2006 opereranno delle volontarie di Bergamo per cercare di migliorare l'organizzazione ed i contatti con tutti voi. Presto vedremo i risultati.
Siamo sempre a vostra disposizione per qualsiasi informazione vogliate. Un abbraccio a tutti.

Piero Rolleri

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Le statistiche del nostro sito

Il nostro sito www.lineamissione.com ha compiuto, lo scorso ottobre, un anno di vita.
Di seguito riportiamo alcuni dati relativi alle statistiche del 2005 che dimostrano come oggi il WEB sia un luogo privilegiato anche per la diffusione della carità e del volontariato.

Nel 2005 i visitatori unici del sito sono stati 4623 e le pagine sfogliate 13319
I visitatori sono "arrivati" da 39 paesi diversi. Tra questi ovviamente l'Italia (87%), gli Stati Uniti (2,93%), la Francia (1,46%), il Regno Unito (1,04%), la Svizzera (0,5%); ma visite sono arrivate anche dalla Germania, dal Malawi, dal Belgio, dalla Svezia, dal Canada, dal Brasile, dalla Corea...

Le prime 10 chiavi di ricerca sono state le seguenti: "seconda linea missionaria", "Luciano Nervi", "disegni africani", "ostia per l'africa", "associazione seconda linea missionaria", "missionaria", "monfortani", "raoul follerau", "Associazione onlus", "Padre Mario Pacifici", ma sono state ben 1424 le chiavi di ricerca utilizzate che hanno portato a visitare il nostro sito.

110 sono i messaggi arrivati all'email dell'Associazione direttamente attraverso il sito.



Indice delle pagine del Notiziario di Gennaio - Giugno 2005:

Chikalata 25 - Giugno 2005


Carissimi genitori, fratelli e sorelle, Giugno 2005

 La scuola di Mavuto - Prima puntata

 È con grande gioia che oggi ti invito a spendere una giornata con me, sono uno dei ragazzi dell'Adozione a Distanza. Sarai mio ospite, ho un posto particolare dove portarti. Dal 18 Aprile è iniziato il secondo trimestre e sono ora quasi a metà dell'anno scolastico. Le lezioni si fanno più serie e soprattutto tra gli studenti che dovranno sostenere gli esami a fine anno c'è più impegno. A casa l'alzata è sempre alle cinque di mattina e anche prima, appena spunta il sole. Tanto ci vuole per poter essere in classe alle sette, dopo aver percorso a piedi i quattro chilometri che separano il mio villaggio dalla scuola. La mamma mi ha preparato un secchio di acqua calda così posso lavarmi all'aperto. Nei giorni migliori c'è un po' di farina fatta bollire a mo' di semolino con dentro delle arachidi frantumate nel mortaio. Con un po' di fortuna è anche possibile avere una pannocchia di grano abbrustolito. È grano duro da masticare e una volta sgranato lo porto a scuola dentro una bottiglietta dove possa stare in ammollo. Durante l'intervallo avrò dei chicchi morbidi da mangiare in compagnia degli amici. Più semplice da portare resta la canna da zucchero che posso usare come bastone da viaggio. Di capanna in capanna chiamo gli amici e presto ci incolonniamo formando due gruppi distinti: quello dei ragazzi e quello delle ragazze. Poi via di corsa. I chilometri sono tanti e lungo la strada si infoltisce la nostra lunga processione. Arrivare in ritardo vuol dire essere rimandato a casa senza la possibilità di imparare nulla. E questa è una condanna a una povertà infinita, la stessa che vedo negli occhi di mia mamma. Appena arrivati il maestro ci assegna un compito. Si spazza tutto lo spiazzo antistante la scuola con scope di saggina. Facciamo una tale polvere che permette ai ritardatari di unirsi al gruppo. Le ragazze puliscono le aule usando degli strofinacci. Alla fine resta l'impressione che tutto sia in ordine e pulito. Alle sette in punto suona la campana, che è spesso solo un pezzo di ferro appeso ad un albero. Di corsa ci mettiamo in fila, divisi per classe e tutti allineati cantiamo l'inno nazionale che comincia con Mulungu dalitsani Malawi, Dio benedici il Malawi. È questo uno dei momenti più belli e solenni della giornata. Per me questo canto è il segno che appartengo a una scuola e a un paese. Fino alla terza elementare la lingua usata a scuola è il chichewa, mentre nelle altre classi è l'inglese anche se ascoltare una lezione in una lingua poco conosciuta rende difficile capire quello che viene detto. Mi impressiona sempre l'ordine seguito per entrare in classe. In silenzio si aspetta il maestro che porga il saluto per poi procedere all'appello interminabile. Una classe media ha difatti almeno 60 studenti per maestro. Esistono anche prime elementari con 300 studenti. Il problema è dovuto sia alla mancanza di aule che all'esiguo numero di maestri disposti a insegnare in una scuola di villaggio. Molte maestre in particolari hanno il marito impiegato statale che vive nelle grandi città. L'impossibilità di trasporti e il prezzo proibitivo degli stessi impedisce a un maestro di spostarsi quotidianamente anche di pochi chilometri. Ogni scuola deve infatti mettere a disposizione le case ogni scuola di queste casette, e più casette vengono costruite più maestri si potranno avere. Dopo circa una mezz'ora dedicata all'appello, inizia la lezione. Ci sediamo direttamente sul pavimento nelle scuole che hanno delle vere aule, o sulla sabbia. In mancanza di una sedia o un tavolo, basta un mattone o un sasso, mentre per scrivere ci sono le ginocchia. L'unica aula che ha i banchi è la terza media. Questo perché i ragazzi devono imparare a stare seduti composti, come sarà il giorno degli esami finali. Non abbiamo veramente delle cartelle. Si usano i jumbo, i sacchetti di plastica, quelli della spesa, dove al massimo ci sta un quaderno, una biro e qualche mozzicone di matita. Il compito principale del maestro, in mancanza di testi scolastici, è quello di scrivere alla lavagna quanto diligentemente noi lentamente copiamo. La lezione è soprattutto uno scrivere e scrivere ancora. Noi studenti finiamo così per crearci i nostri propri testi scolastici. (Le statistiche dicono che c'è un libro ogni 7,5 studenti. Ma anche in questo caso i libri non possono essere portati a casa). Più che studenti siamo degli amanuensi tanto che a fine giornata la mano ci duole come se fossimo stati nei campi a zappare. Da noi in Malawi non c'è l'obbligo di andare a scuola. Per questo ci vuole davvero tanto coraggio ad essere degli studenti . Tra noi ragazzi ci scherziamo: a chi non va a scuola io dico sempre che al massimo potrà diventare un mandriano, loro però mi rispondono che anche chi va a scuola finisce per restare senza lavoro. Dicono che in Malawi si creano annualmente diecimila posti di lavoro... mentre gli studenti che finiscono le scuole sono sessantamila. Così tra tanti pensieri è finita la lezione ed è venuto il momento di mangiarmi i chicchi di grano. E nella prossima lettera ti scrivo ancora della mia scuola. 

2. L'anno della grande fame: 2005

 Una notizia triste viene proprio dai nostri villaggi del Malawi. Tutta la regione dell'Africa dell'est è stata colpita da una siccità inaspettata. Mentre la stagione delle piogge normalmente raggiunge anche i cinque mesi, quest'anno si è improvvisamente arrestata alla fine di gennaio. Il granoturco che è cibo base di tutta la popolazione del Malawi, è stato completamente riarso dalla calura e i campi sono stati lo spettacolo più triste di tutti questi ultimi anni. Distese e distese di granoturco, come tanti soldatini morti in piedi. Oltre il sessanta per cento del raccolto distrutto. E non solo il grano, ma anche la soya e le piantine di cotone e oltretutto non è più possibile coltivare pomodori e verdure. Il governo ha dichiarato lo stato di calamità naturale per tutto il paese.

 3. Cento adottati in Send Off: 1 Aprile, 2005

 Anche quest'anno un gruppo di ragazzi e ragazze che hanno terminato l'adozione hanno avuto la gioia della festa del Send Off, l'invio alla vita. È stato davvero bello potervi rappresentare tutti, carissimi genitori, fratelli e sorelle dell'Adozione a Distanza e fare festa a ragazzi e ragazze ormai diventati proprio grandi. I ragazzi hanno ricevuto in dono la zappa e le ragazze la pentola, i doni che i genitori danno ai figli quando si sposano. E hanno ricevuto in soldi quanto permetterà loro di iniziare qualcosa di nuovo. Presto riceverete il certificato che i vostri stessi figli hanno firmato, per ringraziarvi che li avete accompagnati per tanti anni e avete dato loro la possibilità di studiare e di prepararsi alla vita. E sarà proprio il Signore della Vita a ringraziarvi e accompagnarvi tutti.

 Carissimi

Una storia triste da condividere perché ci aiuti a continuare 

La missione di Balaka è parte della grande famiglia della diocesi di Mangochi. Balaka dista cento chilometri da Mangochi, una cittadina posta all'estremità sud del grande lago Malawi, lungo seicento chilometri. La diocesi è nata nel 1973 e fin dall'inizio e per tutti questi anni, l'unico vescovo è stato Monsignor Alessandro Assolari. Sotto la sua guida sono nate tante missioni, sono state aperte oltre 250 scuole primariee tanti dispensari e maternità. È iniziato con lui anche il progetto dell'Adozione a Distanza, cresciuto assieme al programma diocesano di Home Based Care di sostegno agli ammalati di AIDS e agli orfani attraverso i volontari. Avendo raggiunto i 75 anni di età, il vescovo Assolari aveva dato le sue dimissioni, ma il Papa aveva voluto che per altri due anni continuasse a reggere la diocesi. Il 29 Gennaio a Mangochi veniva consacrato un nuovo vescovo, il missionario Monfortano padre Luciano Nervi che era stato in Malawi per tanti anni prima di essere richiamato in Italia. Ora il Papa lo voleva di nuovo in missione. E lui poi ci era venuto con tutto il cuore perché l'Africa, amava ripetere, era la sua seconda casa. Anche se non più giovane, il suo entusiasmo era contagioso e tante attività stavano nascendo e tanta gioia era venuta a caratterizzare tutte le comunità cristiane che qui vivono a contatto con musulmani e gente che segue la religione tradizionale. Si era poi ammalato, una febbre strana non voleva andarsene e anzi era diventata malaria. Nonostante il ricovero in ospedale i medici avevano potuto far poco, se non diagnosticare la temuta malaria celebrale che nel giorno tristissimo dell'8 Marzo 2005 lo ha portato in paradiso. Dopo solo 38 giorni a guida della diocesi, Monsignor Luciano Nervi è morto.

È toccato ancora a Monsignor Assolari guidare tutte le celebrazioni della Pasqua e sostenere la diocesi rimasta senza il suo vescovo. E poi Monsignor Assolari è partito per l'Italia, dove avrebbe dovuto restare poche settimane per poi fare ritorno in Malawi per continuare tanti progetti e soprattutto sostenere la diocesi che aveva tanto amato. A Bergamo dove era tornato aveva avuto un improvviso malore. Ricoverato d'urgenza le cure prestate non sono riuscite ad essergli di aiuto e pur avendo mantenuta una piena lucidità, alle prime luci del 13 Aprile è spirato. E così improvvisamente e in brevissimo tempo la nostra diocesi ha accompagnato i suoi due primi vescovi in paradiso dove vivono gli spiriti degli antenati dell'Africa. Missionari che hanno amato il Malawi fino a dare la loro vita.

Un grande augurio di ogni bene da tutto il gruppo dell'Adozione a Distanza del Malawi.

 La collaborazione tra l'ufficio adozioni di Balaka e la Procura Missioni dei Padri Missionari Monfortani di Bergamo ha permesso un grande passo in avanti nella comunicazione e nell'incontro con le famiglie. In stretta collaborazione e con tanta riconoscenza per il grande aiuto dato da tanti volontari ci è possibile organizzare meglio quello che per il nostro villaggio è ancora difficile realizzare

Per poter scrivere direttamente al bambino che avete adottato

Nome del bambino - Distant Adoption P.O. Box 357 - Balaka (Malawi)

e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Indirizzo in Italia: Procura Missioni Estere - Missionari Monfortani

Via Legnano, 18 - 24124 Redona - Bergamo - e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

C.C.P. n. 53005187 - Tel. 035.4175.119

A nome dei Missionari Monfortani del Malawi ricevete il grazie più sincero.

Signora Ethel Banda, Felix Golombe, Signor Chipepa - Balaka Parish

Margareth Mitomoni, Linnie Sapuwa, p. Giuseppe Cortinovis,

Fratel Maurizio Rubini, p. Piergiorgio Gamba

pdf chikalata_25 393.92 Kb

 

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E' morto Mons. Alessandro Assolari
 

vescovo-alessandro-assolari.jpgA distanza di poco più di un mese, il Vescovo emerito di Mangochi (Malawi) Mons. Alessandro Assolari, che Mons. Luciano Nervi aveva sostituito alla guida della Diocesi, è deceduto improvvisamente. a causa della malaria, così come Mons. Nervi poco più di un mese fa. La Diocesi di Mangochi è di nuovo senza un Pastore che avrebbe potuto guidare il Gregge in attesa della nomina di un nuovo Vescovo che tarderà ad essere nominato a causa della morte del Santo Padre Giovanni Paolo II. Mons. Assolari, conosciuto nel 1972, è stato colui che ha voluto e realizzato nel 1982 il gemellaggio tra la nostra Parrocchia di S. Monica e la Diocesi di Mangochi.
 

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I volti del Malawi (programma di viaggio nelle nostre missioni del Malawi)

L'idea di questo viaggio nasce dalla speranza di tanti genitori adottivi di poter incontrare il proprio bambino, da chi desidera conoscere la vita delle missioni ma anche dall'esigenza di tutti coloro che da tempo vorrebbero tuffarsi nel cuore caldo dell'Africa per scoprirne i tanti volti e contraddizioni.
E' dunque un viaggio di conoscenza, condivisione e scoperta.
Conosceremo la povertà ma anche i sorrisi della gente, condivideremo l'impegnativa vita dei missionari, scopriremo un paese che nonostante le piccole dimensioni racchiude i più singolari paesaggi dell'intero continente africano: catene di colline intervallate da maestose montagne, foreste tropicali e savana, il lago dall'acqua cristallina, i Parchi Nazionali.
Il Malawi è una terra dai mille volti e contrasti e durante la stagione secca colpisce il colore giallo dei campi, la terra spaccata dal sole, il brulicare di persone ai pozzi per riempire i secchi di acqua da trasportare sulla testa fino ai villaggi, i tramonti infuocati e il piacevole fresco della sera.

PROGRAMMA

Il viaggio proposto è di 12 giorni inclusi i viaggi di andata e ritorno, 6 pernottamenti presso la nuova struttura della missione di Balaka e 3 pernottamenti in un bellissimo lodge sul lago Malawi.
Durante tutto il periodo del viaggio sarete accompagnati da una Guida professionale italiana che curerà l'organizzazione, renderà più agevole la comunicazione è sarà sempre presente per qualsiasi esigenza.
Il prezzo del viaggio è tutto compreso, dal biglietto aereo, ai trasporti in Africa, pasti e bevande (acqua e una bevanda gassata) ingressi, lodge, assicurazione e tassa aeroportuale.

IMPORTANTE
Nel tentativo di ottimizzare i costi del biglietto aereo, purtroppo molto caro (attualmente intorno ai 1200 Euro), non sappiamo ancora se viaggeremo con South African o Ethiopian Airline.
Vogliamo, infatti, che il costo totale si aggiri tra 1750 o 1900 Euro, e la data di partenza tra il 3 e il 6 agosto con rientro tra il 14 o il 17, ma comunicheremo presto agli interessati la data e il prezzo definitivo.
Entro la fine di aprile bisognerà versare una quota di 200 Euro per fermare i biglietti aerei, mentre il resto degli stessi avverrà a fine maggio.
Il saldo sarà direttamente consegnato il giorno della partenza alla guida che durante il viaggio provvederà a tutti i pagamenti.

Informazioni:


Giuseppe Aragona 06 - 5695798 / 347 4543062 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Veronica Caliendo 349-5148626 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Paolo Santioli 347-7947187 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Giorno 1
Partenza dall'Italia

Giorno 2
Arrivo alla missione e sistemazione nelle camere.
Cena con saluto di benvenuto da parte dei padri monfortani.

Giorno 3
La mattina visiteremo l'asilo e le scuole della missione di Balaka. I bambini ci accoglieranno coi loro gioiosi canti.
Incontro con gli orfani e i bambini adottati e pranzo tutti insieme.
Nel pomeriggio continueremo la visita delle realtà lavorative della missione: il laboratorio di carta fatta a mano, la stamperia dei Padri, la scuola di Arti e Mestieri e ci sarà un po' di tempo per acquisti o una passeggiata per Balaka. Cena

Giorno 4
Escursione di una giornata presso ZOMBA PLATEAU una montagna dalla sfavillante vegetazione di tipo alpino.
Prima di salire al Plateau visiteremo il caratteristico mercato di Zomba città, antica capitale del Malawi. Pranzo al Meridien, uno dei più caratteristici ristoranti del Malawi. Nel pomeriggio ci sarà possibilità di fare acquisti al mercatino del legno e una passeggiata attraverso prati e rigogliosi boschi.
Rientro in serata e cena

Giorno 5
Incontro con i Padri Monfortani che ci spiegheranno le loro attività e come si svolge la vita nei villaggi. Partiremo poi per un villaggio di capanne dove avremo modo di condividere con gli abitanti la mattina ed il pranzo.
Nel pomeriggio ci sposteremo a Kankao, un villaggio in cui sono stati realizzati il centro ragazzi portatori di handicap, un ospedale per la maternità e un reparto contro la denutrizione. Rientro in serata e cena.

Giorno 6
Escursione di una giornata presso il PARCO NAZIONALE DI LIWONDE esteso sulle sponde del fiume Shire. La mattina risaliremo il fiume in barca per avvistare ippopotami, coccodrilli, uccelli multicolori, scimmie.
Pranzo sotto i gazebo del ristorante ai bordi del fiume e safari all'interno del parco per ammirare antilopi, gazzelle, elefanti.
Rientro in serata, cena.


Giorno 7
Partenza per MUA, villaggio in cui i Padri Bianchi realizzarono la prima missione in Malawi. Visiteremo la bella chiesa, la scuola del legno ed il museo sugli usi, tradizioni e costumi delle varie tribù. Pranzo.
Nel pomeriggio trasferimento verso Nkopola Lodge struttura immersa nella natura e direttamente affacciata sul lago con la spiaggia privata, sistemazione nelle camere.
Cena nel bel ristorante dell'Hotel.

Giorno 8
Escursione di una giornata al Parco di CAPE MC. CLEAR, luogo famoso per le sue
acque limpide e i colorati pesci tropicali. Faremo una gita in barca verso piccole isole, chi vuole potrà fare snorkeling, tuffarsi nel lago è come nuotare in un acquario!
Pranzo in un simpatico ristorantino sulla spiaggia. Nel pomeriggio visita al villaggio di pescatori. Rientro a Nkopola lodge, cena.

Giorno 9
Mattinata di relax nella spiaggia o in piscina del Nkopola lodge. Assisteremo allo spettacolo delle maestose aquile che si tuffano in quel lato del lago per pescare..
Pranzo presso il Seminario di Mangochi dove, nel pomeriggio, visiteremo alcune strutture realizzate grazie alla tenacia di Mons. Kimu, un prete africano concretamente impegnato per lo sviluppo del suo paese.
Colazione, pranzo e cena in Hotel.

Giorno 10
Dopo una buona colazione e, per chi vuole, una sana passeggiata sulla spiaggia, rientreremo a Balaka per condividere un'altra giornata di gioia con gli orfani e i bambini adottivi . Dopo il pranzo comunitario, concerto dell'Alleluia Band con suoni e ritmi africani (gruppo creato dai Padri per coinvolgere i giovani e non perdere le tradizioni musicali). Cena e saluti.

Giorno 11
Partenza per l'aeroporto.

Giorno 12
Arrivo in Italia.

Note
Durante il soggiorno ci sarà la possibilità di usare telefono ed internet.
Profilassi antimalarica consigliata.
Moneta locale Kwacha, (cambio in loco).
Vestiti leggeri e comodi, ma anche un maglione e un giacchetto per alcune escursioni.
Costume e protezione solare.
In agosto la temperatura serale e notturna può essere abbastanza fresca
 

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Mons. Luciano Nervi è morto improvvisamente

vescovo-luciano-nervi.jpgMons. Luciano Nervi, da soli 38 giorni Vescovo di Mangochi si è spento alle otto di mattina dell'8 marzo 2005 per un terribile attacco di malaria. Solo pochi giorni fa avevamo pubblicato, su sua richiesta, l'articolo che segue. Noi lo interpretiamo come un suo testamento spirituale. Si era già dichiarato Vescovo di transizione. "Se Dio vuole, resterò in carica solo otto anni, poi dovrò andare in pensione" aveva detto a noi alla vigilia dell'incontro con il card. Sepe, che doveva comunicargli la nomina". Il Signore ha voluto che rimanesse in carica poco più di un mese. Ma in questi trentotto giorni, come scrive P. Gamba dal Malawi, ha gettato le basi per qualcosa di veramente nuovo. A tutti noi coglierne l'eredità.

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Un sogno irrealizzabile?
(dalla rivista "L'Apostolo di Maria")

Usare la potenza naturale del fiume Shire per trasportare le sue stesse acque a formare un bacino artificiale sulle montagne e da lì irrigare le pianure sottostanti.


di mons. Luciano Nervi - Vescovo di Mangochi


La casa del vescovo di Mangochi si trova a poca distanza dal fiume Shire, che esce dal lago Malawi poco più su. Sono io che ci abito, essendo il nuovo vescovo di Mangochi, e dovrei pensare a come riuscire a far del mio meglio perché possa essere un degno pastore. Solo che il pastore deve pensare non solo all'anima della sua gente ma anche al loro corpo perché, come diceva quel grande missionario che è stato p. Clemente Vismara: "Predicare il Vangelo a chi sbadiglia per la fame è tempo sprecato".
Così ieri sera, mentre dall'alto della terrazza guardavo la striscia d'argento che taglia in due il verde dei prati circostanti, mi è venuto in mente un libro intitolato "Il mulino del Po", scritto da un grande autore italiano che è Bacchelli, il quale parla appunto dei mulini ad acqua che usavano la corrente del fiume per macinare il grano. Il meccanismo era abbastanza semplice: due barche collegate tra loro con un ponte di assi (come un catamarano) sul quale era sistemata la ruota che pescava in basso nella corrente. Questa, girando, metteva in moto il meccanismo delle macine. Il tutto ancorato alla riva con solidi cavi, che, tra l'altro, davano la possibilità al mulino di spostarsi nel letto del fiume a cercare la corrente più adatta e più forte.
Allora mi è venuto di sognare e mi son detto: perché non si può costruire qualcosa di simile per utilizzare la forza della corrente del fiume e così azionare una pompa che aspiri quella stessa acqua e la spinga fin sulle montagne vicine dove creare un bacino artificiale e da lì poi avere la possibilità di irrigare i campi sottostanti?
Più ci penso e più mi convinco che non è un'idea folle, ha bisogno solo di qualche sognatore-ingegnere-idraulico che la metta in atto!
Così l'affido alle pagine de "L'Apostolo": chissà che capiti in mano a qualche specialista in ...sogni
e la traduca in azione concreta.
Perché qui, se andiamo avanti di questo passo, anche quest'anno ci sarà una grande carestia che farà soffrire un sacco di gente. Ci sono state tre settimane, durante la stagione delle piogge, in cui si è vista ben poca acqua cadere del cielo e pian piano il granoturco, bello, alto e turgido qual'era, ha cominciato a seccare. Poi è ricominciato a piovere ma ormai il danno era fatto.
Ora la gente si dà da fare per piantare patate e cassava, che resistono anche con poca acqua per avere a suo tempo almeno qualcosa da mettere sotto i denti.
Da un po' di anni è la stessa solfa: il fabbisogno della popolazione - che è sui 12 milioni - richiederebbe almeno due milioni e centomila tonnellate di mais ma il Paese, quando gli va bene, ne produce solo 1 milione e settecentomila, ma quest'anno sarà già bello se ne produce la metà. Il governo dalla fine di febbraio ha già lanciato l'appello ai Paesi donatori e questi si stanno dando da fare per tenere in vita almeno le persone più povere.
Il nuovo ministro dell'agricoltura, sotto il nuovo presidente insediato l'anno scorso, ha già proclamato che vuol risuscitare i vecchi progetti agricoli che funzionavano sotto il dominio assoluto del dittatore Banda che, pur essendo tale, aveva sempre predicato che l'unica ricchezza del Malawi era la terra e che questa andava coltivata con criterio e con amore. Aveva ragione.
Ben vengano i proclami ma è ora che si passi ai fatti.
Comunque fa rabbia pensare a tutti ‘sti campi di mais che vanno in malora quando accanto ad essi scorre un fiume carico di acqua che va semplicemente a sfociare nello Zambesi senza creare alcun beneficio alla terra che bagna (eccetto che far girare le turbine per produrre l'elettricità - che tra l'altro salta sempre almeno un paio di volte al giorno - vicino alla cateratte). Non pensiamo poi al grandissimo lago Malawi e alla sua immensa riserva d'acqua...
E' per questo che spero proprio che il mio sogno diventi realtà e una volta per tutte si cerchi di risolvere questa cronica dipendenza dalla piogge monsoniche che stanno diventando di anno in anno sempre più inaffidabili.

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Malawi: continua la Missione...
Resoconto e riflessioni a margine dell'Ordinazione Episcopale di Mons. Luciano Nervi

Una decina di vescovi, un centinaio di preti africani, il presidente della Repubblica del Malawi, migliaia di persone a testimoniare la gioia di essere chiesa. Il Malawi sta attraversando un periodo veramente difficile e le sfide quotidiane che la gente deve affrontare sono enormi.
In questo paese ci sono solo due stagioni: la stagione delle piogge che va da Novembre a Marzo, e poi il periodo lunghissimo quando nessuna goccia di pioggia scende dal cielo sui campi riarsi dalla calura. La consacrazione di padre Luciano Nervi, 29 gennaio 2005, a vescovo della diocesi di mangochi, in Malawi, sottolinea un senso di fretta in contrasto con la sonnolenza di un paese più abituato alla ripetitività.
Nessuna festa, nessun matrimonio o rito di iniziazione, che è al centro della vita dei clans e delle tribù del Malawi, si celebra prima del raccolto che arriverà solo ad aprile. L'aver voluto sfidare i monsoni che carichi di pioggia si abbattono sulla regione e aver celebrato una festa fuori stagione é un messaggio molto significativo e resterà nella memoria delle migliaia di persone che hanno voluto essere presenti. Così come è evidente che la mitria che il nuovo vescovo ha accettato di portare è pesante e il pastorale, il bastone per guidare il gregge, non potrà restare una suppellettile.

La politica senza gente

Dopo trenta lunghi anni di dittatura e dieci di democrazia riscoperta, questo paese africano sta attraversando forse uno dei periodi più involuti della sua vita politica. Dieci anni sono pochi per cambiare il modo di vita di un'intera popolazione e le fughe a ritroso, quando tutto sembrava ordinato e aveva un senso, restano una tentazione costante.
Mentre le strutture democratiche quali le elezioni politiche, il sistema giudiziario indipendente, la prosecuzione della corruzione... esistono anche in Malawi, la mancanza di una leadership aperta alla partecipazione resta ancora un sogno.
I vescovi del Malawi nel 1992 non avevano temuto di sfidare le ire di Kamuzu Banda, il dittatore irraggiungibile. Oggi è più difficile capire e promuovere il vero bene della gente. Il primo presidente democratico del paese, Bakili Muluzi ha guidato il paese per dieci anni portandolo diritto diritto allo sfacelo economico. Corruzione, noncuranza del rispetto delle leggi, egemonia indiscussa sono le caratteristiche di chi si era presentato come il liberatore del suo popolo. Ora come capo del partito di maggioranza pretende di continuare ad essere padre e padrone di una nazione che lo vorrebbe dimenticare. L'ultima sua mossa, quella di espellere dal partito il nuovo presidente del paese, dr. Bingu wa Mutharika, dice tutto l'affanno di una politica allo sbando.

La chiesa senza radici

Quanto avviene nel campo politico ha delle forte ripercussioni anche nella chiesa e nella vita delle comunità cristiane. Il Malawi, scoperto e fatto conoscere al mondo occidentale dai viaggi del grandissimo esploratore e missionario, David Livingstone centocinquant'anni fa, è diventato un paese molto cristiano. Intere tribù, come gli Alomwe e gli Angoni, si sono fatte battezzare. Una conversione che però non ha ancora raggiunto il cuore. Questo è ben espresso nel proverbio che ripete "Il sangue é più spesso dell'acqua". Prima la cultura, l'appartenenza al clan, il rispetto delle leggi degli antenati, poi, e spesso solo la domenica, il vestito cristiano. Il lavoro fatto nei cento anni di evangelizzazione è stato enorme. La chiesa si è fatta carico spesso non solo di sostenere, ma di impiantare tutta la struttura sanitaria e scolastica specialmente nella zona di Mangochi. Anche in Malawi come altrove nel mondo, tutto sembra ancora di dover ricominciare. Segnali inquietanti non mancano: proliferazione di sette cristiane a migliaia, tra cui non mancano le voci del satanismo e della stregoneria; la diffusione inarrestabile dell'AIDS, primo paese al mondo, uno sconsolante primato, a testimoniare l'incapacità a cambiare la condotta di vita; la povertà crescente che obbliga alla dipendenza che non permette alla gente di guadagnarsi un'autonomia...


Il giorno della festa

Il Nunzio Apostolico, Arcivescovo Orlando Antonini ha presieduto la consacrazione di padre Luciano Nervi affidandogli il compito di dare forza alla fede sugli altipiani, nella savana e lungo le sponde del lago Malawi. Anche in Africa come altrove, non è rimasto molto tempo a disposizione. "Grazie a nome di tutta la chiesa a monsignor Alessandro Assolari per trent'anni di lavoro missionario. E grazie al nuovo vescovo per aver accettato di ritornare a Mangochi" ha ripetuto il nunzio.
Il presidente della republica, Bingu wa Mutharika, arrivato in elicottero nel grande campo di calcio del seminario di Saint John a Mangochi, ha voluto testimoniare l'importanza di una sempre più grande collaborazione tra Chiesa e Stato. "Tutte le chiese, e la chiesa cattolica in particolare, a Mangochi ha fatto tanto per sostenere lo sviluppo del paese. Più ancora che nel passato, oggi abbiamo bisogno di una chiesa attenta alla situazione di povertà del nostro paese."
Il nuovo vescovo ha voluto scegliere come motto la frase della preghiera di Gesù "Ufumu wanu udze", "Venga il tuo Regno", per dare un senso religioso a tutto l'impegno che la comunità cristiana è chiamata a fare proprio.
La festa è diventata grandissima quando il ritmo del tamburo ha invitato tutti a partecipare. Il tungululu, il grido caratteristico delle donne che si unisce ai canti, ha accompagnato tutta la celebrazione. I canti e le danze, i colori e la gioia hanno trasformato una festa religiosa in un incontro atteso da tanto tempo e che accompagnerà gli anni che verranno.
Dall'Italia c'erano poi tanti confratelli monfortani a dire la condivisione della stessa missione e a promettere una collaborazione sempre più grande.
Dopo diciassette anni di vita missionaria in Malawi, padre Luciano Nervi, era poi stato a Bergamo come direttore della rivista L'Apostolo di Maria. Proprio a Mangochi aveva speso tanti anni come parroco della cattedrale. Ora è tornato come vescovo, a ripercorrere gli stessi sentieri e sostenere la speranza di un popolo che si sente spesso abbandonato.
I missionari monfortani, dopo cento anni di presenza in Malawi, e trent'anni a Mangochi, si sentono chiamati ancora a rivivere l'entusiasmo degli inizi. Come ai primi giorni della missione, quando
passavano di villaggio in villaggio, oggi accompagnati da tanti volontari e presenti accanto agli ammalati di AIDS, a sostenere tanti orfani, nel campo delle comunicazioni sociali... a rilanciare la
missione che porta la chiesa agli ultimi confini del mondo.

P. Piergiorgio Gamba

imposizione.jpgcol-presidente.jpg

L'imposizione delle mani              Con il Presidente del Malawi


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La giornata mondiale per i malati di lebbra

Per il nostro gruppo missionario parrocchiale la giornata mondiale per i malati di lebbra che si celebra l'ultima domenica di Gennaio, riveste un'importanza ancora maggiore della stessa giornata missionaria mondiale della penultima domenica di ottobre. Infatti, il gruppo ha preso le mosse proprio dall'adesione alle iniziative del fondatore di questa giornata, Raoul Follerau, cui si inviavano le raccolte nei primi tempi.
Dopo la conoscenza, avvenuta nel 1973, di Padre Alessandro Assolari, missionario monfortano in Malawi, che quell'anno veniva nominato prima Vicario Apostolico e poi primo vescovo di Mangochi, i contatti con la realtà dei malati di lebbra si sono fatti sempre più frequenti. Mons. Assolari fu il primo a istituire un villaggio di lebbrosi a Utale. Quando divenne vescovo, fu sostituito in questo ufficio da P. Luciano Nervi, che è stato chiamato recentemente a succedergli come vescovo di Mangochi, avendo raggiunto Mons. Assolari i limiti d'età. P. Nervi è stato ordinato vescovo il 29 Gennaio. Per lunghi anni dopo P. Nervi, è stato P. Gianni Maggioni, come titolare della missione di Utale, a occuparsi particolarmente di questi fratelli malati.
Quando andai in visita in Malawi con alcuni membri del gruppo missionario nel lontano 1984, fu lui a introdurci nei problemi di questa triste realtà e ricordo la visita a Utale come una delle più emozionanti, preparata da preghiera e da ambientazione psicologica. Davanti allo spettacolo di esseri umani con alcune parti del loro corpo disfatte dalla malattia, magari con moncherini di braccia e di gambe, curati amorevolmente dai missionari, dalle suore, da volontari laici, che, per quanto adottino tutte le precauzioni del caso, rischiano pur sempre il contagio, non si può non restare profondamente toccati da tanto amore gratuito, da tanta generosità e dedizione, al cui cospetto i nostri impegni quotidiani, anche se spesso faticosi, impallidiscono.
La nostra comunità di S. Monica si è molto impegnata in favore di questi malati di lebbra. E' stata una piacevole sorpresa da parte di qualche membro del gruppo che aveva inviato una somma, per noi modesta, ma per loro preziosa, per la costruzione di una casetta per un malato di lebbra, trovarvi scritto accanto alla porta il proprio nome in segno di riconoscenza e come attestato di ricordo e di preghiera per il benefattore.
Questa piaga, sebbene si siano fatti molti progressi nella cura, non è stata ancora sconfitta del tutto. Eppure bastano pochi euro per curare un lebbroso e permettergli di guarire, o almeno bloccare il progredire del terribile male. Per questo continuiamo, pur impegnandoci in tante altre realizzazioni in favore della diocesi di Mangochi con noi gemellata, ad avere sempre un'attenzione e una cura particolare per i malati di lebbra.
Oggi altre forme di lebbra si fanno avanti. Pensiamo alla piaga dell'AIDS così diffusa in Malawi, che lascia tanti piccoli orfani. Le nostre adozioni a distanza cercano di venire incontro a queste necessità, e, ancora più a monte, si collocano le recenti iniziative a favore delle mamme affette da questo morbo, perché possano curarsi e far nascere sani i loro figli. E' questo l'orizzonte che ci sta davanti e sollecita la nostra solidarietà, ma soprattutto la nostra fraternità e il nostro amore cristiano.
Da queste colonne del giornalino che quest'anno per la prima volta il gruppo missionario vuol fare uscire in occasione della giornata dei malati di lebbra, ringrazio tutti i membri del gruppo per la loro opera infaticabile e continua, incoraggio chi avesse del tempo libero a collaborare, e invoco sull'impegno di tutti la benedizione del Signore.

Mons. Giovanni Falbo, Parroco
 

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La lebbra dell'indifferenza

La lebbra è sempre stata sinonimo di paura, di emarginazione, di esclusione. Ritornando con la memoria alla vecchia lettura del "Quo Vadis?" mi ritorna alla mente la paura di Licia e di sua madre quando, già lebbrose, rischiano di incontrare Marco Vinicio. In Africa, ancora oggi, questa è realtà. Settecentomila nuovi casi l'anno causano ancora settecentomila emarginati che la paura e l'ignoranza, nonostante i farmaci e la prospettiva reale di una vittoria definitiva, rendono vittime del disagio e dell'esclusione.
Ma per una lebbra che se ne va' un'altra arriva. Non si è ancora avuto il tempo di cogliere l'entusiasmo di una vittoria (l'OMS spera di ridurre drasticamente il numero dei lebbrosi entro quest'anno) che un'altra e più terribile epidemia da vent'anni ormai falcidia uomini, donne e bambini. E li distrugge prima nello spirito e poi nel corpo. I protagonisti? Sempre loro, i poveri del terzo mondo e gli africani in particolare. La malattia è l'AIDS, le conseguenze sempre le stesse: paura, emarginazione, esclusione. Con il corollario più scontato: la morte. Ma una morte che significa, per il popolo africano, estinzione. Sì, proprio estinzione, così come si dice per le balenottere azzurre, per il panda e per le varie specie rare di animali. Solo che gli africani, oltre ai missionari cattolici, non hanno associazioni ambientaliste che li tutelano, non hanno WWF, non hanno la LIPU, non hanno campagne di sensibilizzazione particolari... a meno che non si trovi un accordo, uno scambio alla pari, un "do ut des" che semplifichi le cose. Ed è sufficiente il maremoto che ha colpito il sudest asiatico il 26 dicembre scorso perché l'ONU dirotti tutti i fondi per le emergenze verso quella regione, così come ha denunciato il responsabile dei progetti regionali del Pam (Programma alimentare mondiale), George Aelion lo scorso 19 gennaio. Il problema è che alcuni paesi africani (e tra questi vi è il Malawi) non hanno nulla da dare in cambio perché sono poveri di risorse minerarie, per nulla competitivi in campo economico e male organizzati. Il risultato è che la popolazione stenta a campare, soccombe alle epidemie e non sa come risorgere.
In questa 52^ giornata dei lebbrosi allora non resta che fare una cosa: impegnarsi con se stessi prima e con gli altri poi per vincere la peggiore delle lebbre: il rischio dell'indifferenza e dell'ignavia. L'idea che "tanto non c'è niente da fare" perché si è in pochi a lottare contro molti. L'indifferenza è la prima causa dell'abbandono. L'abbandono è la ragione dell'emarginazione. L'emarginazione conduce alla morte. E alla morte, dice il proverbio, non c'è rimedio.

Paolo Aragona

 

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Raoul Follerau, l'apostolo dei lebbrosi

Raoul Follereau nasce il 17 agosto del 1903 a Nevers in Francia, da una famiglia di industriali.
Nel 1918 incontra Madeleine Boudou, con la quale trascorrerà tutta la vita. Studia diritto e filosofia, si fa notare come poeta, giornalista, conferenziere.
Nel 1935 seguendo, per interesse personale e come inviato speciale del giornale "La Nacion", le orme del missionario Charles de Foucauld incontra ad Adzopé (Costa d'Avorio) un villaggio di lebbrosi. Questo incontro cambia la sua vita.
Nel 1942 in piena guerra lancia l'iniziativa di solidarietà L'Ora dei poveri. Ricercato dai Nazisti, per una serie di articoli contro Hitler, è costretto a nascondersi
Nel 1946 lancia il Natale del Padre de Foucauld e fonda L'Ordine della Carità che diverrà in seguito la Fondazione Raoul Follereau.
Nel 1953 con i soldi raccolti nei suoi giri di conferenze viene inaugurata ad Adzopè la città dei lebbrosi con laboratori, radio, cinema, e tante casette al limitare della foresta. I primi malati escono così dall'emarginazione in cui da secoli erano tenuti, milioni di altri li seguiranno.
Compie l'equivalente di ben trentadue volte il giro del mondo per raccogliere fondi per curare i malati di lebbra. Rendendosi conto che questa malattia non sarà mai vinta fino a quando milioni di persone saranno colpite dalla povertà, dallo sfruttamento, dalla guerra allarga il discorso a quelle che lui chiama le "altre lebbre": l'indifferenza, l'egoismo, l'ingiustizia. Scrive ai capi di stato, propone lo sciopero dell'egoismo, denuncia, senza riguardi per nessuno, l'ingiustizia e l'ipocrisia in decine di scritti e migliaia di conferenze. Istituisce nel 1954 la Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra celebrata tuttora in 150 paesi.
Tra il 1964 e il 1969 anima la campagna il costo di un giorno di guerra per la pace, rivolta all'ONU, a cui aderiscono 4 milioni di giovani in 125 paesi. Nel 1920 pubblica "le livre d'amour" diffuso in 10 milioni di copie e tradotto in 35 lingue
Muore a Parigi il 6 dicembre del 1977.
Gli insegnamenti e l'esempio, attraverso il suo stesso linguaggio, sono riproposti nei libri che ci ha lasciato. La sua opera continua a vivere e rinnovarsi nel lavoro di decine di organizzazioni che portano il suo nome.
 

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P.Luciano Nervi, Vescovo di Mangochi

Padre Luciano Nervi, missionario monfortano, è il nuovo Vescovo di Mangochi, la Diocesi africana del Malawi con cui la Parrocchia S. Monica di Ostia è gemellata dal 1982. Ha sostituito Mons. Alessandro Assolari che ormai tutti conosciamo perché è stato più volte presente nella nostra Parrocchia, che si è dimesso dall'incarico per raggiunti limiti di età.
Conosciamo P. Luciano Nervi da tantissimi anni, anzi, personalmente posso dire di conoscerlo sin dal 1973, data in cui iniziammo i rapporti con il Malawi. Egli è stato il primo missionario con cui sono entrato in corrispondenza.
Mons. Luciano Nervi ha 66 anni, è nato in provincia di Bergamo ed è partito per le missioni del Malawi nel 1968 dove è stato assegnato alla missione di Utale, un villaggio di lebbrosi cronici e malandati che non avrebbero più potuto essere ricoverati nel nuovo ospedale di Balaka dove le suore avevano condotto tutti i lebbrosi curabili, né ritornare nei loro villaggi, dove nessuno li avrebbe più accolti perché "lebbrosi". C'era, inoltre, un vasto territorio con vari villaggi nei dintorni dove molte famiglie si erano trasferite dal sud in cerca di nuovi terreni da coltivare e P. Nervi aveva avuto la missione di annunziare loro il Vangelo.
La nostra amicizia risale a quando Mons. Alessandro Assolari, nel 1973, ancora Amministratore Apostolico di Mangochi, venne a S. Monica per celebrare la Messa perché là indirizzato da qualcuno dell'aeroporto di Fiumicino in quanto l'aereo che doveva portarlo in Africa ritardava la partenza di 24 ore. Consegnai a P. Assolari , (sarebbe stato consacrato vescovo al suo arrivo in Malawi), le uniche 6.000 lire che avevo nel portafogli perché le usasse per i lebbrosi di quella Missione. Egli consegnò a P. Nervi la piccola somma e P. Luciano mi scrisse per ringraziarmi. Non fu certamente l'unica sua lettera se ancora, a distanza di tanti anni, siamo tanto amici.... Risposi alla sua lettera chiedendogli in che modo avremmo potuto aiutare i lebbrosi di Utale, mi rispose che l'aiuto migliore era quello di inviare soprattutto medicinali e vestiti per i malati, cosa che facemmo con l'invio di numerosi pacchi postali, ed ogni volta erano così tanti che, quando nel 1981 visitai l'ufficio postale di Utale, mi dissero che i pacchi inviati da noi li poggiavano fuori intorno all'ufficio perché non c'era spazio sufficiente per depositarli nell'unica stanza che lo componeva.. Da questa Missione, nel 1974, P. Luciano mi inviò le prime fotografie di bambini che io e altri amici di Ostia e del ministero in cui lavoravo, adottammo a distanza. (Probabilmente possiamo annoverarle tra le prime "adozioni a distanza" della storia di questi ultimi tempi...)
Nel 1975 venne trasferito alla missione di Mangochi, parroco della cattedrale . "Qui si tratta di sviluppare una comunità cristiana in mezzo a una popolazione indigena quasi totalmente musulmana e la domenica la chiesa è frequentata da non più di una cinquantina di persone" mi scriveva P. Luciano. Ma le cose dovettero cambiare presto, presumo, se nel 1981 verificai di persona che alla Messa domenicale non c'era quasi posto a sedere, c'era una corale bella e numerosa, un cinema parrocchiale e tante altre attività. Girai con lui tutti i villaggi dell'immenso territorio parrocchiale e dovunque c'erano segni di progresso. C'erano anche "tracce" di Ostia con il primo pozzo d'acqua a Mase e l'ospedale di Katema. A Mangochi possiamo dire di aver speso tante nostre fatiche. C'è ancora anche la nostra chiesetta di S. Monica a Nchocholo e tante aule scolastiche...
Nel 1986 P. Nervi venne richiesto a Bergamo alla direzione della Rivista Missionaria "L'Apostolo di Maria" che diresse fino al novembre scorso. Aveva appena ottenuta "l'obbedienza" per raggiungere la missione di Kalichero in Zambia quando è stato elevato alla dignità episcopale come Vescovo di Mangochi.
Il 29 gennaio sarà consacrato direttamente nella sua diocesi africana. A lui i nostri auguri più cari.

Giuseppe Aragona
 

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Adozioni

Un altro anno è passato e gli orfani adottati a distanza sono diventati 1.500. Molte volte non siamo riusciti a soddisfare le richieste di notizie che ci sono pervenute da molti "genitori", ma la loro fiducia nel progetto dell'adozione a distanza, nei missionari e nella nostra associazione ha consentito il raggiungimento di un numero così importante di bambini adottati.
Negli ultimi mesi dello scorso anno circa 100 bambini, ormai diventati giovanotti e signorine, hanno terminato l'adozione. Tutti saranno aiutati per affrontare la vita in modo indipendente ed accettabile, mettendo a frutto l'istruzione che hanno ricevuto grazie all'"adozione".
E' un risultato importante di cui tutti dobbiamo essere orgogliosi. Nei prossimi mesi (i tempi africani sono sempre piuttosto lunghi!) i genitori di questi ragazzi riceveranno il certificato di fine adozione (send off) corredato da una foto. La nostra speranza è che tutti si attiveranno per adottare un altro orfano per continuare l'impegno altamente meritevole. Per un orfano che affronta la vita con possibilità di autonomia, grazie alla scuola frequentata, ce ne sono molti altri che aspettano di avere la stessa fortuna.
Abbiamo ricevuto e spedito agli interessati anche 500 foto dei bambini; siamo in attesa delle altre che verranno spedite non appena disponibili. Anche in questo caso si potrà verificare qualche disguido perché spesso i nomi dei bambini vengono modificati e potrà accadere di ricevere la foto di un bambino che non riconoscete come il vostro. Vi preghiamo di avvisarci e di rimandarci la foto così potremo indagare e, possibilmente, rimediare all'errore.
Come sempre vi ricordiamo di contattarci per ogni dubbio o voglia di notizie. Cercheremo sempre di accontentarvi, nei limiti del possibile e... dei tempi e mezzi africani.
Un saluto a tutti.

Piero Rolleri
 

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Facciamo chiarezza

L'Associazione "Seconda Linea Missionaria" ricorda a tutti i "genitori adottivi" degli orfani del Malawi che ogni sforzo viene fatto affinché le comunicazione e le notizie relative ai bambini vengano periodicamente aggiornate e comunicate alle famiglie. Ma ricorda anche che il Malawi è in Africa, che i circa 4000 bambini assistiti dal progetto "Adotta un orfano" sono sparsi per decine di villaggi non facilmente raggiungibili, che i missionari che si occupano del programma sono pochi e hanno mille altre emergenze, che ogni euro tolto al progetto per attivare comunicazioni più frequenti e "sofisticate" viene sottratto alle necessità più impellenti, quali l'alimentazione e gli studi. Chiede pertanto a tutti di avere pazienza se gli aggiornamenti non sono costanti, se non sempre arrivano fotografie nuove o i risultati scolastici. I missionari fanno tutto quello che possono e lo fanno per amore e senza sperare in gratificazioni particolari, se non quella di servire il Signore nella carità.

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Rendiconto economico 2004

 

 

A) SOMME INVIATE AI MISSIONARI

 

                       

P. Giuseppe Cortinovis della Missione di Balaka (Malawi) per l'adozione a distanza di bambini orfani

€ 196.139,00

Suore Sacramentine della Missione di Namwera (Malawi)  per l'adozione a distanza di bambini orfani

€     7.923,00

Mons. Joseph Kimu della diocesi di Mangochi (Malawi) per l'adozione a distanza di bambini orfani                                  

€     7.607,00

P. Mario Pacifici della Missione di Balaka (Malawi) per la costruzione della Scuola Professionale di arti e mestieri e dell'ostello  per gli orfani

€   21.500,00

Mons. Alessandro Assolari, Vescovo di Mangochi (Malawi) per i malati di lebbra di Utale  (Malawi)

€     1.500,00

Don Cesare Castelli, amministratore dell'asilo S. Monica di Balaka (Malawi) per compartecipazione all'alimentazione dei bambini

€     2.500,00

Suore Sacramentine della Missione di Namwera (Malawi)  per le necessità della Comunità

€        600,00

P. Gianni Maggioni della Missione di Kankao per la costruzione della chiesetta S. Monica

€     5.000,00

P. Luciano Nervi, nuovo Vescovo di Mangochi (Malawi) in visita a Ostia


€     1.000,00

Dott. Carlo Spini medico volontario per la cura dell'AIDS in Malawi per l'iniziativa "Adotta una mamma"

€   25.022,00

P. Goodson Kahnieza della Parrocchia di Mpiri (Malawi) per necessita personali

€        300,00

P. Samuel Malamulo del Seminario di Mangochi (Malawi) in visita a Ostia

€        250,00

P. Gino Pastore della Missione di Nampula (Mozambico) per le necessità della Missione

€        500,00

P. Giuseppe Giordano della Missione di Dakar (Senegal) di passaggio da Ostia.

€        200,00


Sono stati, inoltre, inviate da parte delle famiglie adottanti per i loro adottati le seguenti somme:


Per l'acquisto in loco di ulteriori alimenti

                                                                        

€     4.070,00

Per l'acquisto in loco di biciclette


€   10.147,00


Denaro inviato complessivamente

€ 284.258,00

 

 

B) SPESE DI SPEDIZIONE MERCI

 

 

Per la spedizione di 3 containers per il trasporto di circa 35.000 Kg, di merci

€   20.148,00


 

C) SPESE DI GESTIONE

 

Spese postali

 

€    2.459,00

Spese bancarie

 

€       692,00

Spese di cancelleria

 

€       557,00

Varie

 

€       167,00

Totale spese di gestione

 

   €    3.875,00

 

TOTALE COMPLESSIVO (A + B + C)

€ 308.281,00

 

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Il mese più visitato del 2005 è stato marzo con 465 visitatori unici e 1719 pagine sfogliate.


¤ Indice delle pagine del Notiziario di Ottobre 2005 (79^ Giornata Missionaria Mondiale):

L'Oratorio di S.Monica dona i risparmi della Novena di Natale

I bambini, i ragazzi e i loro genitori che hanno partecipato ogni mattina alle 7.30 alla NOVENA di NATALE dal 13 al 21 dicembre 2005 offrono i loro piccoli risparmi all'Associazione "Seconda Linea Missionaria" per ADOTTARE UNA MAMMA (oratorio dei genitori) e per COMPRARE MAIS per i bambini del Malawi in questo brutto periodo di siccità e carestia.
In particolare l'oratorio dei genitori offre Euro 230.00 per adottare una mamma e l'Oratorio dei Ragazzi offre Euro 685.00 per comperare Kg. 3.425 di MAIS.
In questo modo augura ai bambini e alle mamme del Malawi un Natale più sereno e al Gruppo Missionario un incoraggiamento a proseguire in questa opera meritoria nei confronti dei nostri fratelli più lontani, ma vicini per l'affetto e l'amore che ci lega a loro.

don Franco, Roberto e Sonia e gli animatori dell'Oratorio
Stefania e Gianfranco Cistriani e l'Oratorio dei Genitori.
 

La Regione Lazio finanzia un Ponte in Zambia

La Regione Lazio - Assessorato Ambiente e Cooperazione tra i popoli, attraverso l'Assessore Angelo Bonelli, ha offerto alla nostra Associazione , oltre al patrocinio del "Progetto per lo sviluppo della Zona di Mbenjele in Zambia", un contributo di € 40.000,00 per la costruzione di un ponte nella Missione di Kalichero.
Nel territorio della Missione Cattolica di Kalichero, gestita da alcune decine di anni dal Missionario Italiano Padre Francesco Valdameri, il Governo Zambiano ha liberalizzato una parte della savana per i nativi i quali, circa 15.000 persone, hanno preso possesso dei terreni e con grande impegno e fatica hanno liberato aree da sterpaglie varie per le coltivazioni e creato delle piccole "farm" dove producono le risorse per il proprio sostentamento.
Il problema maggiore che hanno questi abitanti è rappresentato da due fiumi che attraversano questo territorio e che isolano le varie comunità per circa 5 mesi l'anno (ottobre-febbraio) durante il periodo delle grandi piogge.
La Parrocchia di Kalichero si è impegnata a risolvere questo problema di isolamento e di disagio della popolazione e, pur non avendo la possibilità economica, si è verbalmente impegnata per costruire due ponti (relativi ai due fiumi) sperando che attraverso iniziative di istituzioni o di semplici cittadini italiani si possano raccogliere i fondi per realizzare il progetto dei due ponti e, in seguito, anche la soddisfazione delle altre necessità della zona quali scuole, ambulatori, pozzi e strade. Per questo P. Francesco Valdameri, approfittando delle vacanze triennali, ci ha contattati chiedendoci aiuto per la realizzazione di almeno uno dei due ponti.
Al nostro relativo appello ha risposto, appunto, la Regione Lazio, che ha formalizzato proprio in questi giorni il proprio patrocinio e il relativo impegno economico.

14 novembre 2005
 

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La Missione è compito di tutta la Chiesa - di Mons. Giovanni Falbo, parroco di S. Monica

Il mese di Ottobre, con l'inizio del nuovo anno pastorale e, quindi, l'avvio di tutte le attività parrocchiali, come sempre, rimette a fuoco la missionarietà come impegno della Chiesa nel suo complesso. Ottobre è il mese missionario per eccellenza. Oltre alla penultima domenica, che è la giornata missionaria mondiale, anche le altre domeniche e le altre settimane vogliono aiutarci a vivere la dimensione missionaria che, ovviamente non si esaurisce nella raccolta di offerte, anche se queste sono necessarie per sostenere l'opera della evangelizzazione in paesi del terzo mondo, ma comprende tanti altri impegni. Anzitutto, quello della preghiera: siamo convinti, infatti, che "se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori" (Sal 127,1). Inoltre, per condividere l'azione missionaria, è necessario conoscere: informarsi sulla vita della Chiesa, le sue realizzazioni, le difficoltà con cui gli uomini ostacolano la diffusione del messaggio di salvezza, la testimonianza dei missionari che non raramente, anche ai nostri giorni, giunge al martirio vero e proprio con l'effusione del sangue. E poi, consapevoli di essere il supporto ai missionari che combattono in prima linea, come seconda linea missionaria, possiamo fare molto offrendo al Signore i nostri sacrifici: S. Teresa del bambin Gesù è stata proclamata patrona delle missioni, insieme a S. Francesco Saverio, pur non essendosi mai mossa dal suo monastero, in quanto, con l'offerta a Dio delle sue sofferenze, ha aiutato enormemente i missionari nelle fatiche apostoliche.
Il nostro interesse deve essere a trecentosessanta gradi verso tutta l'azione missionaria della Chiesa. Ma, in particolare, per essere incisivi e poter portare a compimento qualche realizzazione concreta, ci siamo gemellati con la diocesi di Manghochi in Malawi, una delle zone più povere del pianeta. C'è uno scambio molto significativo tra le nostre due comunità attraverso i missionari monfortani e i sacerdoti locali che aumentano sempre di più e che, venendo a Roma, non tralasciano di portare la loro testimonianza nella nostra parrocchia. Particolarmente suggestivi sono stati gli incontri con una nutrita rappresentanza di quella diocesi per l'anno santo con la Messa da loro animata e con il complesso "Alleluya Band", che anche recentemente si è esibito nella nostra sala parrocchiale.
Abbiamo portato a termine tante microrealizzazioni in Malawi: pozzi, scuole, case, chiese, ospedaletti, e ogni anno, attraverso le adozioni a distanza, cerchiamo di dare un sostegno ai bambini orfani. La fame è sempre in agguato tra questi nostri fratelli, ma quest'anno particolarmente la situazione è drammatica, come segnalato da tante organizzazioni internazionali. Leggiamo gli appelli dei missionari in questo giornalino e non esimiamoci dal fare la nostra parte. Il Signore ci ricorda che riterrà fatto a lui quanto facciamo per il più piccolo di fratelli.
Invoco su tutta l'attività missionaria della Parrocchia la benedizione del Signore,
Mons. Giovanni Falbo
 

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La missione cattolica come strumento di Promozione Umana - di Paolo Aragona

Lo scorso 31 agosto, di ritorno dalla GMG di Germania, insieme all'Alleluya Band - affermato gruppo musicale cristiano del Malawi - è venuto a trovarci nel nostro salone parrocchiale P.Mario Pacifici, il nostro carissimo amico e Parroco di Balaka, la missione nella quale si concentrano la maggior parte dei nostri bimbi adottati. A lui il coordinamento "Ostia per l'Africa" ha consegnato i primi 25.000 € per la costruzione di una scuola primaria a Matola. Nel ricevere la somma P.Mario, nell'apprezzare la fiducia che tanta gente ripone nei missionari cattolici, non ha fatto mistero di come la realtà politica e gli organismi internazionali siano al contrario così spesso avari di donazioni ai missionari, consapevoli forse - e lo ha ironicamente sottolineato - che se i soldi passassero attraverso i progetti dei missionari cattolici, sarebbero talmente ben spesi che nessun altro potrebbe trarne un vantaggio personale.
Tempo fa una altro amico missionario del Senegal, P.Pippo Giordano, ci rivelò di come un pozzo costruito dai missionari, anche se con mezzi spesso inadeguati, si potesse realizzare con circa 5000 € mentre il pozzo donato a una comunità del Senegal dall'UNICEF era venuto a costare venti volte di più perché c'erano da pagare le trasferte all'ingegnere, al funzionario... e i costi lievitavano sensibilmente.
Questa, cari amici, è una realtà che non dobbiamo nasconderci. L'esercito delle centinaia di migliaia di missionari che nella totale gratuità, a costo della propria vita, invade silenziosamente le realtà più povere della terra fa paura. Fa paura a quanti colgono in questa enorme potenzialità positiva una minaccia per gli interessi privati, per l'arricchimento personale, per la colonizzazione economica delle risorse locali. Il missionario invece dona senza interesse alcuno, non si preoccupa a quale religione si appartenga, non si aspetta un grazie e perdona quando riceve in cambio odio o disprezzo.
La Chiesa cattolica è senza dubbio la più grande e capillare organizzazione "no profit" del mondo dove l'unico interesse è la promozione dell'uomo integrale e un mondo più giusto ed equilibrato dove non ci siano sprechi, guerre tribali, guerre totali. Eppure questo esercito di missionari non si vede nelle piazze, non sventola bandiere, non si fa incatenare in logiche di lobbies e in ideologie politiche. Nel mondo dei media, dove anche chi fa quasi nulla, sventola bandiere di appartenenza e lascia che la sua gratuità diventi merce di scambio, i nostri missionari operano, si sacrificano, si ammalano e persino muoiono nel assoluta consapevolezza che è bene per tutti che "la mano destra non sappia cosa fa la sinistra". A loro tutta la nostra ammirazione e il nostro sostegno perché stanno costruendo un mondo più giusto anche per i nostri figli.
 

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Programma per il 2006 e appello per la Carestia - di Giuseppe Aragona

L'Associazione "Seconda Linea Missionaria" proseguirà in questo prossimo anno 2006 nelle iniziative intraprese in quest'anno 2005 ritenute dai missionari del Malawi più necessarie per quelle popolazioni. Mi riferisco, oltre che alle adozioni a distanza, che riteniamo le più importanti, all'arredamento della scuola primaria S. Agostino, all'ultimazione della Scuola Professionale d'arte e mestieri con relativo alloggio per 200 bambini che abitano in villaggi lontani e alle aule scolastiche per mamme analfabete. Tutte queste opere sono in via di ultimazione ma mancano ancora i soldi per riprendere i lavori. Una buona notizia, invece, riguarda l'asilo di Kankao la cui costruzione è stata finanziata e dal prossimo gennaio, data di inizio dell'anno scolastico, oltre 100 bambini potranno frequentarlo. Lo chiameremo ancora Santa Monika.
Noi ce la stiamo mettendo tutta, ma, purtroppo, cose più urgenti ci costringono a volte a sospendere cose tanto importanti per necessità ancora più urgenti ed impellenti... Mi riferisco alla nuova carestia che sta colpendo il Malawi in questo periodo.
Una nostra giovane amica di Bergamo che pochi giorni fa è partita per il Malawi, dove si fermerà per un anno di volontariato, mi scrive:
" Caro sig. Giuseppe,
Un caro saluto dal Malawi. Qui fa davvero caldo, la terra è secchissima, ma gli alberi misteriosamente riescono a trovare l'energia per essere verdi e colorarsi di splendidi fiori. Sono arrivata da pochi giorni ma mi sembra di essere qui da sempre. La gente è terribilmente affamata e ogni momento si fa l'esperienza di bambini, di mamme, di anziani che chiedono da mangiare; cibo, perché i soldi sono troppo pochi per comprare il granoturco che al mercato costa troppo. Stasera siamo andate a correre con i bambini e al momento del saluto, nel darsi l'appuntamento per la corsa serale di domani, due bimbe ci hanno detto che non sapevano se sarebbero venute a farci compagnia... Perché? Perché hanno fame... Bisogna fare qualcosa... non so se si può pensare ad un appello ai genitori dell'adozione o a chi in Italia si prepara alle folli spese per i regali di Natale... Chissà se voi di Ostia che avete molte conoscenze potete fare qualcosa... Ne parlerò con Padre Piergiorgio, magari si potrebbe scrivere nella prossima chikalata....ma è troppo tardi aspettare la chikalata... Un abbraccio Betta"
Padre Piergiorgio aveva già scritto e troverete la sua lettera in un'altra parte del giornale. La situazione del Malawi è veramente grave, forse la più grave di questi ultimi anni.
L'Associazione "Seconda Linea Missionaria" ha aperto una sottoscrizione per aiuti a quella popolazione. Se riusciamo a raccogliere una buona somma i missionari potranno recarsi in Sud-Africa dove c'è stata una buona produzione di mais e quindi si potrebbe comprare a buon prezzo. Avevamo pensato di raccogliere alimenti in Italia e inviarli via container; ma, il tempo eccessivamente lungo di viaggio (circa due mesi) e il costo eccessivo del trasporto (circa 6.000 euro) ci hanno fatto desistere.
 

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Ti mangia la fame - di P.Piergiorgio Gamba

Balaka, 27 settembre 2005 ore 00,45
Ti mangia la fame (1)
Nei racconti che si ripetono nelle notti di luna piena, è sempre presente l'immagine del nemico pauroso. Sia nel profondo della foresta come nei vasti spazi della savana è il leone che più fa paura. Il leone non solo ti intimorisce con il suo ruggito: il leone ti mangia.
Nella realtà della vita quotidiana dei villaggi africani, ora come in passato, il nemico più pericoloso non è più l'animale per quanto grande o quanto pericoloso che sia. Nemmeno l'elefante che può distruggere tutto il campo o la iena che si avventa sui villaggi a fare strage quando è infetta di rabbia.
Il vero nemico, quello che vedi crescerti accanto, quello da cui non riesci a difenderti è la fame. Così ripete il ritornello della canzone famosa Njala nchirombo -"La fame è una belva. La fame è in agguato, la fame ti entra dentro, la fame ti sbrana".
Ed è proprio la fame che sta impadronendosi ancora una volta dei villaggi del Malawi, un paese a sud dell'equatore che conta dodici milioni di abitanti
Dopo annate di raccolti insufficienti, incapaci di creare delle scorte per periodi di emergenza, la siccità che quest'anno ha colpito tutta la fascia sub-Sahariana stà seminando il panico. Il grano che rappresenta l'alimentazione di base per piccoli e grandi, ormai si acquista o baratta misurandolo a chicchi. E' venduto e comperato ai margini delle strade perché al mercato non è rimasto nulla.
E' una storia lunghissima: ci sono dissertazioni e trattati che meriterebbero tutti di essere ricordati e basterebbe ricordare il Genetically Modified Food, l'esperienza del commercio equo e solidale, la collaborazione internazionale il tentativo di cancellazione del debito internazionale dei paesi poveri, la politica autodistruttiva presente in Zimbabwe, il paese granaio dell'Africa or ridotto alla miseria....
Questa sera, nel nostro villaggio i discorsi si arenano e non trovano nessuno disposto a proseguirli.
Ed è proprio questo senso di sconfitta annunciata a rendere più urgente il nostro grido di allarme. Questo è l'ultimo SOS inviato sulle carreggiate di internet, a percorrere linee immaginarie che lo portino lontano.
La gente dice che si sente già la puzza della fame.
Il numero dei ragazzi che non frequentano più la scuola per mancanza di cibo stà spopolando le aule dei villaggi.
I pazienti degli ospedali governativi non accettano di essere dimessi per non perdere l'unico pasto che vi ricevono.
Aumenta il numero dei carcerati, persone che si fanno arrestare per avere qualcosa da mangiare in carcere.
Gli anziani in particolare, sempre più spesso vanno a cerca nella foresta frutti che in passato sapevano ripulire da sostanze velenose spesso presenti e trasformarli in cibo commestibile..
Il governo è interamente paralizzato da dispute interne inconcludenti. La democrazia conquistata con anni di sofferenze è involuta nella corruzione ai più alti livelli dello stato ed è incapace a sfamare la sua gente.
Da pochi giorni è cominciato l'estate e la calura in grande aumento porta la poca acqua rimasta nei rigagnoli sempre più in profondità nei letti di fiumi.
Ecco, questa è puzza di fame, e sta inesorabilmente intasando il paese. Il Malawi si prepara così a vivere questi ultimo scorcio di un anno che non sembra voler finire. Da sette mesi non piove e la terra è riarsa in attesa delle piogge che potrebbero anche tardare fino a gennaio del nuovo anno. Allora il paese potrà rifiorire, la terra riporterà i frutti e il raccolto nuovo permetterà al paese di ricominciare. Allora però non ci sarà nemmeno il grano da semina, già tutto consumato, e anche la pioggia arriverà invano..
Il costo del grano sta lievitando ogni giorno. Il governo incapace di calmierare i prezzi ha stabilito un prezzo di 850 Kwacha del Malawi al sacco. Un prezzo che è già raddoppiato, quando ancora mancano tanti, troppi mesi prima di un possibile raccolto.
In questo nostro mondo sempre più piccolo è possibile prevedere i tifoni ed evacuare intere città. Per noi che vediamo crescere il livello della disperazione e possiamo analizzarne i segnali di mesi terribili a venire, ci resta solo che rilanciare nel mondo il pianto, la paura e la sofferenza di chi è aggredito e rischia di essere divorato dalla fame.
Sulle autostrade di internet, come nei passaparola dei gruppi missionari, delle ONG sempre attente, lanciamo il nostro SOS che ci permetta di comperare immediatamente farina e grano da semina da poter nascondere e custodire fino all'arrivo delle piogge.
Dieci euro, un sacco di grano da 90 Kg.
Dieci euro 15 kg di grano trattato contro le termiti che se lo mangerebbero appena seminato.
Dieci euro di speranza per sopravvivere ancora un anno.
Il Malawi del milione di ragazzi orfani, del 25 per cento della sua popolazione sieropositiva, di studenti che non frequentano più, di gente che sceglie la prigione come un ultimo rifugio...
Il Malawi, un paese così povero che non gli è stato nemmeno cancellato il debito estero.
Si fa carico di questa iniziativa di solidarietà la "Casa a Metà Strada", la Half-Way Home, un'iniziativa che a Balaka ospita chi esce di prigione e cerca di reinserirsi nella società imparando un mestiere.
"Noi che siamo stati in carcere e abbiamo offeso la nostra gente, vogliamo dare le nostre mani e il nostro lavoro per salvare i nostri villaggi dallo spettro della fame. Con il tuo aiuto possiamo ancora vincere questa guerra contro il tempo e impedire che sia la fame a mangiare la gente. Assieme possiamo traghettare i nostri villaggi fino al prossimo raccolto".
La Half-Way House mette a disposizione tutta la possibilità di organizzare i trasporti, la conoscenza del paese fino all'ultimo villaggio e il desiderio di dare un segno di speranza.
 

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17 Maggio 2005; una serata importante! Da Avezzano Ilario D'Ascanio ci racconta

E' una serata importante per la nostra associazione, siamo a Paterno, frazione di Avezzano, dove abbiamo organizzato un concerto di beneficenza i cui proventi saranno destinati in parte all'acquisto di macchinari per la sala operatoria parto ed in parte per comperare grano ai nostri bambini adottati in previsione della carestia che probabilmente colpirà il Malawi causa la siccità che ha distrutto tutto il raccolto. Siamo un po' preoccupati visti i nuvoloni neri che si addensano nel cielo di Paterno, ma sia don Antonio Salone (parroco di Paterno) che don Gaetano ci tranquillizzano (pare abbiamo parlato con il Loro Capo supremo che li ha rassicurati sull'esito della serata). D'altra parte don Gaetano sarà il protagonista della serata insieme al suo complesso e non sarebbe bello che la festa fosse rovinata dalla pioggia. Don Gaetano è il parroco di Fossa (paese in provincia di L'Aquila); con la sua parrocchia ha adottato sei bambini dei villaggi di Balaka tramite la nostra associazione; è nigeriano e quindi sente ancora di più il problema degli orfani dei paesi africani. Come per incanto, nei minuti precedenti l'inizio del concerto il cielo si apre e così alle 21.30, davanti ad un pubblico molto caloroso, il concerto può avere inizio. E don Gaetano e gli altri membri del gruppo offrono un grande spettacolo e l'atmosfera che si respira è veramente di grande festa in quanto il don è un trascinatore nato.
Alla fine della serata tutti soddisfatti, grazie di cuore a tutte le persone intervenute ed a tutti quelli che hanno permesso la buona riuscita della serata.
A distanza di quattro mesi da quella serata le previsioni di carestia per il Malawi sono diventate realtà ed oggi siamo davanti ad una situazione di grave emergenza.
Si pensi che quest'anno in agosto al mio arrivo a Balaka il costo di un sacco di grano di 50 Kg era di 3,5€, quando sono ripartito, dieci giorni dopo, si era raddoppiato, segno che già cominciava a scarseggiare; immaginiamo che cosa avverrà nel periodo di dicembre-febbraio quando si raggiungerà il culmine della carestia. Le organizzazioni internazionali hanno stimato che quattro milioni di persone (un terzo della popolazione del Malawi) saranno interessati al problema, del quale per fortuna non risentiranno i nostri adottati e le loro famiglie grazie al nostro aiuto. In questa particolare situazione sarebbe ancora meglio che tutti noi inviassimo insieme ai soldi per il pacco di Natale destinato ai nostri bambini, 10€ in più, con i quali i missionari potrebbero comperare un sacco di grano da destinare a una famiglia. In questo modo faremo felice il nostro bimbo e salveremmo da morte sicura molti membri di una famiglia "sconosciuta".
Spesso mi domando quale sia il sogno più grande che un essere umano può sperare di realizzare sulla terra, di certo non ne esiste uno solo, ma molteplici a seconda della persona (sposarsi, avere figli, essere liberi, vivere in un mondo di pace, ecc), sono però sicuro che tra i sogni più belli di ognuno di noi c'è quello di salvare una vita umana e noi tutti con la nostra adozione abbiamo realizzato questo sogno.
 

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Dott. Carlo Spini: appunti africani

All'inizio del XXI secolo, il reddito annuo delle 70 famiglie più ricche del mondo supera quello annuo complessivo di 1.455.000.000 di persone che abitano nell'emisfero sud; in una sola mezza giornata ,l'esercito nordamericano spende l'equivalente di quanto l'ONU ha a sua disposizione in un anno intero per combattere in Africa l'HIV-AIDS(vedi Nigrizia 9/2005).
In un incontro dei leader dei paesi più ricchi del mondo, avvenuto agli inizi del XXI secolo si declinò l'invito a mettere a disposizione delle agenzie umanitarie 13 milioni di dollari.
Un rifiuto crudele, perché gli abitanti di una sola nazione, gli Stati Uniti, consumano ogni anno 17 milioni di dollari in cibo per cani e gatti; la Comunità Europea sovvenziona per ogni mucca 913 dollari l'anno, destinando 8 dollari l'anno agli affamati abitanti del continente africano.
In occidente viene detto che il popolo africano deve incentivare l'agricoltura e quindi aumentare il proprio reddito, ma come questi agricoltori potranno competere con gli agricoltori del nord, che grazie alle sovvenzioni statali, sono in grado di invadere i mercati africani con prodotti a basso costo?
Ed inoltre Banca mondiale e Fondo monetario dicono che uno e' ufficialmente povero se ha meno di 1 dollaro al giorno. In molte nazioni africane con 1 dollaro al giorno si muore di fame ed in altre è solo un miraggio, un sogno notturno.
La lettera pastorale del Maggio 2005 della Conferenza Episcopale del Kenya offre una interpretazione del debito africano e della sua cancellazione alla luce della Scrittura: "Vogliamo invitare tutti a focalizzarsi sulla parabola dell'uomo ricco e del povero Lazzaro riportata nel Vangelo di Luca. E' facile vedere nel ricco il rappresentante del Nord ed in Lazzaro quello del Sud sottosviluppato e povero.
Il ricco ignora la triste sorte di Lazzaro. Per questo, il suo nome non e' riportato, mentre tutti conosciamo il nome del povero.
Ignorare la triste situazione in cui versano milioni di poveri e non curarsi delle negative conseguenze che le proprie azioni possono avere sul loro destino significa non avere dignità umana: i propri nomi saranno dimenticati"
E ancora citando Giovanni Paolo II, la lettera paragona l'Africa odierna all'uomo che scendeva da Gerusalemme a Gerico: cadde nelle mani dei briganti che lo spogliarono, lo percossero e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
"L'Africa e' un continente in cui molti esseri umani sono distesi sul bordo della strada, malati, feriti, impotenti, emarginati e abbandonati.
Hanno un bisogno estremo di buoni samaritani che vengano in loro aiuto."
 

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Adozioni news - di Piero Rolleri

Carissimi tutti delle adozioni a distanza, siamo arrivati alla fine di un altro anno scolastico che in Malawi termina con il mese di novembre e purtroppo le notizie che ci giungono da Balaka, sede dell'ufficio Adozioni, non sono buone. La lunga siccità ha bruciato il raccolto e la fame si fa sentire in tutti i villaggi. Molti bambini hanno abbandonato la scuola in anticipo per poter cercare nelle foreste e nelle savane qualcosa da mangiare. Troverete l'appello e le modalità per poterli aiutare nel giornalino.
Ci sono giunte molte richieste di notizie e di foto dei bambini adottati. Vi possiamo garantire che tutti gli sforzi vengono fatti per potervi accontentare.
Ma bisogna ricordare che i circa 4.000 bambini adottati vivono sparsi per decine di villaggi non sempre raggiungibili facilmente(vengono visitati una volta al mese). I missionari sono pochi ed hanno mille altre emergenze da affrontare quotidianamente. Inoltre per attivare comunicazioni più frequenti dovrebbero essere tolti euro dalla quota annuale sottraendoli a necessità più urgenti, quali l'alimentazione, gli studi e l'assistenza medica.
Abbiamo concordato con l'ufficio adozioni di Balaka che verranno inviate:
-la pagella ogni anno
-la "chikalata"due volte l'anno
-la foto del bambino ogni tre anni.
Verranno inoltre avvisate le famiglie il cui bambino termina l'adozione (avranno la foto ed il certificato di fine adozione), e quelle impegnate con la scuola superiore (il costo dell'adozione aumenta a 250,00 euro) .
In una situazione dove il problema maggiore è quello di rimediare almeno un piatto di polenta al giorno è il massimo che si può avere e comunque ricordiamoci che anche questo è sempre dipendente dalla situazione locale.
Spero che tutti voi continuerete con la vostra adozione con tutto l'amore che finora avete dimostrato, magari aiutandoci a far adottare altri bambini che aspettano di poter frequentare la scuola e di essere assistiti come tutti gli altri.
Grazie a tutti per quello che avete fatto e che continuerete a fare.

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Appello per l'adozione di una mamma

Cari amici,
Lo scorso anno nel mese di novembre ci siamo incontrati a Santa Monica col dottor Carlo Spini, missionario in Malawi, che ci ha reso testimonianza del lavoro che come medico sta svolgendo in 11 ospedali per curare mamme ammalate di aids e assisterle al momento del parto perché il nascituro nasca immune dalla malattia.
Ricorderanno, coloro che erano presenti, che abbiamo promesso al dottore di assistere con l'aiuto in danaro, almeno 60 mamme con i relativi neonati, provvedendo al pagamento delle spese necessarie .ammontanti a 230 euro l'anno ad unità.
Madre Teresa di Calcutta diceva che il mare è formato di tante gocce. Così, anche un euro unito a tanti altri potrà salvare tante vite umane.
Purtroppo, quest'anno siamo ancora lontani dal raggiungere la somma dello scorso anno (60 per 230 = 13.800 euro). Ci aiuterete ancora?
Il dottor Spini ritornerà ‘per una breve vacanza in Italia a fine novembre ed ha promesso che verrà prima Natale a Ostia a ritirare personalmente la somma raccolta
Con l'occasione ci potremo incontrare tutti nel salone della Parrocchia S. Monica di Ostia e sentire dalla sua viva voce le ultime notizie dal Malawi.
 

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