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Marita

 Il 14 giugno P.Mario Pacifici, parroco di Balaka, ha incontrato il Santo Padre all'udienza del mercoledì e ha portato con sé Marita, una bellissima bambina del Malawi reduce da un delicatissimo intervento cardiaco che le ha salvato la vita.

La storia di Marita

Marita è una bellissima bambina del Malawi (qui la potete vedere con la sua mamma Jenifer mentre incontra il Papa Benedetto XVI lo scorso14 giugno 2006 all'udienza del mercoledì). Marita è in Italia con la sua mamma e con P.Mario Pacifici, parroco di Balaka e quindi suo parroco, perché alcune settimane fa è stata sottoposta all' ospedale pediatrico Bambin Gesù a un delicatissimo intervento per una grave malformazione cardiaca che ne avrebbe compromesso la sopravvivenza da qui ad alcuni mesi. Entrando in sala operatoria, quando P.Mario le ha detto che l'affidava ai dottori che, se tutto fosse andato bene l'avrebbero riconsegnata alla sua mamma altrimenti sarebbe rimasta per sempre nelle mani di Gesù, ha risposto: "Grazie Padre, ho capito", con la stessa serenità che le leggiamo sul suo stupendo volto in questa fotografia. In questa immagine la mamma ha in mano il libro "Il sorriso del cuore", che ha consegnato poi al Papa e che servirà per tanti bambini come lei che desiderano continuare a vivere e a sperare, in Malawi, in un futuro diverso. Così come è stato possibile per Marita, noi crediamo che lo sarà per tutti gli orfani del Malawi. Vi regaliamo, per questo,  una riflessione tratta dalle pagine del libro
"Il sorriso del cuore".

Marita.jpg

Quando entrarono nella piccola costruzione, insieme a una giovane infermiera malawaiana, c'erano una decina di bambini pelle e ossa che giacevano in stato di semi incoscienza su delle stuoie allineate alla parete. Le loro mamme li avevano portati lì quando si erano accorte che i figli non riuscivano a tenere dritta la testa. Non erano ancora in grado di capire che avrebbero dovuto portarli prima che arrivassero a quel punto.
Francesca si avvicinò a un neonato del quale si potevano contare le costole e i cui capelli si erano schiariti per la mancanza di sostanze essenziali.
-         Quanto tempo ha? - chiese a padre Franco - convinta dall'esiguità della taglia che il bambino avesse meno di un mese.
-         Ha nove mesi e difficilmente potrà riprendersi. La mancanza di cibo protratta per troppo tempo causa forme di rachitismo raramente recuperabili.
Francesca lo prese in braccio e talmente era piccino che ebbe paura di fargli male. Il bimbo non pianse, ma la guardò profondamente con i suoi occhi tristi, resi ancora più grandi dalla magrezza del suo viso. Delicatamente lo rimise sulla stuoia e poi uscì di corsa dalla stanza.
Pianse, pianse intensamente. Pensò a Laura, pensò a Ester, pensò al piccolo denutrito e concluse che lei non aveva potuto fare niente e niente avrebbe potuto fare. Quanti come lui c'erano in Malawi, in Africa, nel terzo mondo? E perché? E cosa era Ester più di lui, perché lei avrebbe potuto sopravvivere, studiare, forse lavorare e al piccolo, invece, era negato il più basilare dei diritti, quello della vita? E chi erano, rispetto a Ester, i milioni di bambini paffuti e viziati dal troppo? Le sembrava tutto vano. Il suo viaggio, la sua adozione, le missioni. Quel bimbo non sarebbe vissuto a lungo e con lui, per Francesca, idealmente sarebbero morti tutti i bambini del mondo. Così come quando era morta la sua Laura per un destino ineluttabile e ingiusto.
Carlo la raggiunse dopo pochi minuti, aveva capito che la moglie era stata toccata nell'intimo e che questo le avrebbe causato una crisi.
-         Capisci Carlo? Lui morirà, come la nostra piccola, come milioni di altri bambini. Per cento che ne salviamo, mille moriranno!
-         Lo so cara, ma la vita va' così, è sempre andata così. Non è giusto nemmeno che quei cento muoiano perché prima di loro ne sono morti mille. Ester conta su di noi!

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